1999 – Nel rispetto dei diritti umani il segreto della Pace vera/2


Una forma particolarmente grave di discriminazione

 
7. Una delle forme più drammatiche di discriminazione consiste nel negare a gruppi etnici e minoranze nazionali il fondamentale diritto ad esistere come tali. Ciò viene attuato attraverso la loro soppressione o il brutale trasferimento, o anche il tentativo di indebolirne l’identità etnica così da renderli non più identificabili. Si può rimanere in silenzio di fronte a così gravi crimini contro l’umanità? Nessuno sforzo deve essere considerato eccessivo, quando si tratta di porre termine a simili aberrazioni, indegne della persona umana.
 
Segno positivo della crescente volontà degli Stati di riconoscere la propria responsabilità nella protezione delle vittime di simili crimini e nell’impegno di prevenirli è la recente iniziativa di una Conferenza Diplomatica delle Nazioni Unite: con specifica deliberazione, essa ha approvato lo Statuto di una Corte Penale Internazionale, destinata ad individuare le colpe e a punire i responsabili di crimini di genocidio, di crimini contro l’umanità, di crimini di guerra e di aggressione. Questa nuova istituzione, se costituita su buone basi giuridiche, potrebbe contribuire progressivamente ad assicurare su scala mondiale l’efficace tutela dei diritti umani.
 
Il diritto alla propria realizzazione
 
8. Ogni essere umano possiede native capacità che attendono di essere sviluppate. Ne va della piena realizzazione della sua personalità ed anche del conveniente inserimento nel contesto sociale del proprio ambiente. Per questo è innanzitutto necessario provvedere all’adeguata educazione di quanti s’affacciano alla ribalta della vita: da ciò dipende la loro futura riuscita.
 
Da questo punto di vista, come non preoccuparsi vedendo che in alcune regioni tra le più povere del mondo le opportunità di formazione vanno in realtà diminuendo, specialmente per quanto concerne l’istruzione primaria? Ciò è dovuto a volte alla situazione economica del Paese, che non permette di corrispondere il salario agli insegnanti. In altri casi, il denaro sembra disponibile per progetti di prestigio o per l’educazione secondaria, ma non per quella primaria. Quando si limitano le opportunità formative, specialmente per le bambine, si predispongono strutture di discriminazione capaci di incidere sull’intero sviluppo della società. Il mondo finirebbe per risultare diviso secondo un nuovo criterio: da una parte, Stati e individui dotati di tecnologie avanzate, e dall’altra Paesi e persone con conoscenze e abilità estremamente limitate. Come è facile intuire, questo non farebbe che rafforzare le già acute disparità economiche esistenti non solo tra gli Stati, ma anche al loro stesso interno. Educazione e formazione professionale devono essere in prima linea sia nei piani dei Paesi in via di sviluppo che nei programmi di rinnovamento urbano e rurale dei popoli economicamente più avanzati.
 
Un altro fondamentale diritto, dal cui soddisfacimento dipende il conseguimento di un degno livello di vita, è quello al lavoro. Come provvedere altrimenti al cibo, agli indumenti, alla casa, all’assistenza medica e alle tante altre necessità della vita? La mancanza di lavoro è oggi, però, un grave problema: innumerevoli sono le persone che in tante parti del mondo si trovano coinvolte nel devastante fenomeno della disoccupazione. E necessario ed urgente da parte di tutti e, in particolare, da parte di chi ha nelle mani le leve del potere politico o economico, fare quanto è possibile per porre rimedio ad una situazione tanto penosa. Non ci si può limitare a pur doverosi interventi di emergenza in caso di disoccupazione, malattia o simili circostanze che sfuggono al controllo del singolo individuo,(8) ma ci si deve adoperare perché i disoccupati siano messi in grado di assumersi la responsabilità delle loro proprie esistenze, emancipandosi da un regime di umiliante assistenzialismo.
 
Progresso globale nella solidarietà
 
9. La rapida corsa verso la globalizzazione dei sistemi economici e finanziari rende, a sua volta, chiara l’urgenza di stabilire chi deve garantire il bene comune globale e l’attuazione dei diritti economici e sociali. Il libero mercato da solo non può farlo, dato che, in realtà, esistono numerosi bisogni umani che non hanno accesso al mercato. « Prima ancora della logica dello scambio degli equivalenti e delle forme di giustizia che le sono proprie, esiste un qualcosa che è dovuto all’uomo perché è uomo, in forza della sua eminente dignità ».(9)
 
Gli effetti delle recenti crisi economiche e finanziarie hanno avuto pesanti ricadute su innumerevoli persone, ridotte in condizioni di povertà estrema. Molte di loro erano giunte soltanto da poco ad una situazione che giustificava confortanti speranze per il futuro. Senza alcuna loro responsabilità, esse hanno visto tali speranze crudelmente infrante con tragiche conseguenze per se stessi e per i propri figli. E come ignorare gli effetti delle fluttuazioni dei mercati finanziari? Urge una nuova visione di progresso globale nella solidarietà, che preveda uno sviluppo integrale e sostenibile della società, tale da consentire ad ogni suo membro di realizzare le proprie potenzialità.
 
In questo contesto, rivolgo un pressante appello a quanti hanno responsabilità nei rapporti finanziari a livello mondiale, perché prendano a cuore la soluzione del preoccupante problema del debito internazionale delle nazioni più povere. Istituzioni finanziarie internazionali hanno avviato, a questo riguardo, un’iniziativa concreta degna di apprezzamento. Faccio appello a quanti sono coinvolti in questo problema, specialmente alle nazioni più ricche, perché forniscano il supporto necessario per assicurare all’iniziativa pieno successo. Si richiede uno sforzo tempestivo e vigoroso per consentire al maggior numero possibile di Paesi, in vista dell’anno 2000, di uscire da una ormai insostenibile situazione. Il dialogo tra le istituzioni interessate, se animato da volontà d’intesa, condurrà, ne sono certo, ad una soddisfacente e definitiva soluzione. In tal modo, per le Nazioni più disagiate si renderà possibile uno sviluppo durevole ed il millennio che ci sta dinanzi diventerà anche per esse un tempo di rinnovata speranza.
 
Responsabilità nei confronti dell’ambiente
 
10. Con la promozione della dignità umana si coniuga il diritto ad un ambiente sano, poiché esso pone in evidenza la dinamica dei rapporti tra individuo e società. Un insieme di norme internazionali, regionali e nazionali sull’ambiente sta dando gradualmente forma giuridica a tale diritto. Le misure giuridiche, tuttavia, non bastano da sole. Il pericolo di danni gravi alla terra e al mare, al clima, alla flora ed alla fauna, richiede un cambiamento profondo nello stile di vita tipico della moderna civiltà dei consumi, particolarmente nei Paesi più ricchi. Né va sottovalutato un altro rischio, anche se meno drastico: spinti dalla necessità, quanti vivono miseramente nelle aree rurali possono giungere a sfruttare oltre il limite la poca terra di cui dispongono. Va pertanto favorita una formazione specifica che insegni loro come armonizzare la coltivazione della terra con il rispetto dell’ambiente.
 
Il presente ed il futuro del mondo dipendono dalla salvaguardia del creato, perché esiste una costante interazione tra la persona umana e la natura. Porre il bene dell’essere umano al centro dell’attenzione per l’ambiente è, in realtà, la maniera più sicura per salvaguardare la creazione; in tal modo, infatti, viene stimolata la responsabilità di ciascuno nei confronti delle risorse naturali e del loro giudizioso utilizzo.
 
Il diritto alla pace
 
11. La promozione del diritto alla pace assicura in certo modo il rispetto di tutti gli altri diritti, poiché favorisce la costruzione di una società all’interno della quale ai rapporti di forza subentrano rapporti di collaborazione, in vista del bene comune. L’attualità prova ampiamente il fallimento del ricorso alla violenza come mezzo per risolvere i problemi politici e sociali. La guerra distrugge, non edifica; svigorisce i fondamenti morali della società e crea ulteriori divisioni e durevoli tensioni. Eppure la cronaca continua a registrare guerre e conflitti armati con vittime senza numero. Quante volte i miei Predecessori e io stesso abbiamo invocato la fine di questi orrori! Continuerò a farlo fino a quando non si comprenderà che la guerra è il fallimento di ogni autentico umanesimo.(10)
 
Grazie a Dio, non sono pochi i passi compiuti in alcune regioni verso il consolidamento della pace. Grande merito va riconosciuto a quei politici coraggiosi che hanno l’audacia di proseguire il negoziato anche quando la situazione sembra renderlo impossibile. Al tempo stesso, però, come non denunciare i massacri che proseguono in altre regioni, con lo sradicamento di interi popoli dalle loro terre e la distruzione di case e raccolti? Dinanzi alle vittime ormai senza numero, mi rivolgo ai responsabili delle nazioni ed agli uomini di buona volontà, affinché si muovano in soccorso di quanti sono coinvolti, specialmente in Africa, in atroci conflitti, ispirati talvolta da interessi economici esterni, e li aiutino a porvi fine. Un passo concreto in tal senso è sicuramente l’abolizione del traffico di armi verso i Paesi in guerra e il sostegno ai responsabili di quei popoli nel ricercare la via del dialogo. Questa è la via degna dell’uomo, questa è la via della pace!
 
Il mio pensiero accorato va a chi vive e cresce in un contesto di guerra, a chi non ha conosciuto altro che conflitti e violenze. Quanti sopravvivono porteranno per il resto dei loro anni le ferite di una simile terribile esperienza. E che dire dei soldati bambini? Si può mai accettare che si rovinino così esistenze appena sbocciate? Addestrati ad uccidere e spesso spinti a farlo, questi bambini non potranno non avere gravi problemi nel loro successivo inserimento nella società civile. Si interrompe la loro educazione e si mortificano le loro capacità di lavoro: quali conseguenze per il loro futuro! I bambini hanno bisogno di pace; ne hanno il diritto.
 
Al ricordo di questi bambini vorrei unire quello dei fanciulli vittime delle mine antiuomo e di altri ordigni di guerra. Nonostante gli sforzi già compiuti per lo sminamento, si assiste ora ad un incredibile e inumano paradosso: disattendendo la volontà chiaramente espressa da governi e popoli di porre termine definitivamente all’uso di un’arma così perfida, non si è smesso di seminare altre mine anche in luoghi già bonificati.
 
Germi di guerra vengono pure diffusi dalla proliferazione massiccia e incontrollata di armi piccole e leggere che, a quanto pare, passano liberamente da un’area di conflitto ad un’altra, alimentando violenza lungo il loro tragitto. Tocca ai governi adottare misure appropriate per il controllo circa la produzione, la vendita, l’importazione e l’esportazione di questi strumenti di morte. Solo in questo modo è possibile affrontare efficacemente nel suo insieme il problema del massiccio traffico illecito di armi.
 
Una cultura dei diritti umani, responsabilità di tutti
 
12. Non è possibile in questa sede allargare ulteriormente il discorso. Vorrei, però, sottolineare che nessun diritto umano è sicuro, se non ci si impegna a tutelarli tutti. Quando si accetta senza reagire la violazione di uno qualsiasi dei diritti umani fondamentali, si pongono a rischio tutti gli altri. E indispensabile, pertanto, un approccio globale al tema dei diritti umani e un serio impegno a loro difesa. Solo quando una cultura dei diritti umani, rispettosa delle diverse tradizioni, diventa parte integrante del patrimonio morale dell’umanità, si può guardare con serena fiducia al futuro.
 
E, in effetti, come potrebbe esservi guerra, se ogni diritto umano fosse rispettato? L’osservanza integrale dei diritti umani è la strada più sicura per stringere relazioni solide tra gli Stati. La cultura dei diritti umani non può essere che cultura di pace. Ogni loro violazione contiene in sé i germi di un possibile conflitto. Già il mio venerato Predecessore, il Servo di Dio Pio XII, alla fine della seconda Guerra mondiale, poneva la domanda: « Quando un popolo è schiacciato con la forza, chi avrebbe il coraggio di promettere sicurezza al resto del mondo nel contesto di una pace durevole? ».(11)
 
Per promuovere una cultura dei diritti umani che investa le coscienze, è necessaria la collaborazione di ogni forza sociale. Vorrei fare specifico riferimento al ruolo dei mass-media, tanto importanti nella formazione dell’opinione pubblica e, di conseguenza, nell’orientamento dei comportamenti dei cittadini. Come non si potrebbe negare una loro responsabilità in violazioni dei diritti umani che avessero la loro matrice nell’esaltazione della violenza da essi eventualmente coltivata, così è doveroso attribuire loro il merito di quelle nobili iniziative di dialogo e di solidarietà che sono maturate grazie ai messaggi da essi diffusi in favore della comprensione reciproca e della pace.
 
Tempo di scelte, tempo di speranza
 
13. Il nuovo millennio è alle porte ed il suo avvicinarsi ha alimentato nei cuori di molti la speranza di un mondo più giusto e solidale. E un’aspirazione che può, anzi, che deve essere realizzata!
 
E in questa prospettiva che mi rivolgo ora in particolare a voi, cari Fratelli e Sorelle in Cristo, che nelle varie parti del mondo assumete a norma di vita il Vangelo: fatevi araldi della dignità dell’uomo! La fede ci insegna che ogni persona è stata creata ad immagine e somiglianza di Dio. Dinanzi al rifiuto dell’uomo, l’amore del Padre celeste rimane fedele; il suo è un amore senza confini. Egli ha inviato il Figlio Gesù per redimere ogni persona, restituendole piena dignità.(12) Dinanzi a tale atteggiamento, come potremmo escludere qualcuno dalle nostre cure? Al contrario, dobbiamo riconoscere Cristo nei più poveri e marginalizzati, che l’Eucaristia, comunione al corpo e al sangue di Cristo offerti per noi, ci impegna a servire.(13) Come la parabola del ricco, che rimarrà per sempre senza nome, e del povero chiamato Lazzaro indica chiaramente, « nello stridente contrasto tra ricchi insensibili e poveri bisognosi di tutto, Dio sta dalla parte di questi ultimi ».(14) Da questa parte dobbiamo schierarci anche noi.
 
Il terzo e ultimo anno di preparazione al Giubileo è segnato da un pellegrinaggio spirituale verso il Padre: ciascuno è invitato ad un cammino di autentica conversione, che comporta l’abbandono del male e la positiva scelta del bene. Alla soglia ormai dell’Anno 2000, è nostro dovere tutelare con impegno rinnovato la dignità dei poveri e degli emarginati e riconoscere concretamente i diritti di coloro che non hanno diritti. Eleviamo insieme la voce per loro, vivendo in pienezza la missione che Cristo ha affidato ai suoi discepoli! È questo lo spirito del Giubileo ormai imminente.(15)
 
Gesù ci ha insegnato a chiamare Dio col nome di Padre, Abbà, rivelandoci così la profondità del nostro rapporto con lui. Infinito ed eterno è il suo amore per ogni persona e per tutta l’umanità. Eloquenti sono in proposito le parole di Dio nel libro del profeta Isaia:
 
« Si dimentica forse una donna del suo bambino,
così da non commuoversi per il figlio del suo seno?
Anche se ci fosse una donna che si dimenticasse,
io invece non ti dimenticherò mai.
Ecco, io ti ho disegnato
sulle palme delle mie mani » (49, 15-16).
 
Accettiamo l’invito a condividere questo amore! In esso sta il segreto del rispetto dei diritti di ogni donna e di ogni uomo. L’alba del nuovo millennio ci troverà così più disposti a costruire insieme la pace.
 
Dal Vaticano, 8 dicembre dell’anno 1998.
 
GIOVANNI PAOLO II
 

 
(1) Cfr Redemptor hominis (4 marzo 1979), 17: AAS 71 (1979), 296.
 
(2) Cfr Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, Preambolo, primo comma.
 
(3) Si veda in particolare la Dichiarazione di Vienna (25 giugno 1993), Preambolo, 2.
 
(4) Giovanni Paolo II, Lett. enc. Evangelium vitae (25 marzo 1995), 57: AAS 87 (1995), 465.
 
(5) Cfr ibid., 10, l.c., 412.
 
(6) Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Dich. Dignitatis humanae, 3.
 
(7) Cfr art. 18.
 
(8) Cfr Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, art. 251.
 
(9) Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus (1 maggio 1991), 34: AAS 83 (1991), 836.
 
(10) Cfr, a questo proposito, il Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2307-2317.
 
(11) Discorso ad una Commissione di Rappresentanti del Congresso degli Stati Uniti d’America (21 agosto 1945): Discorsi e Radiomessaggi di Pio XII, VII (1945-1946), 141.
 
(12) Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptor hominis (4 marzo 1979), 13-14: AAS 71 (1979), 282-286.
 
(13) Cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1397.
 
(14) Giovanni Paolo II, Angelus del 27 settembre 1998: L’Osservatore Romano, 28-29 settembre 1998, p. 5.
 
(15) Cfr Giovanni Paolo II, Lett. ap. Tertio millennio adveniente (10 novembre 1994), 49-51: AAS 87 (1995), 35-36.

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