El Salvador

 
Popolazione: 6.192.993 ab. (2012
Superficie: 21.040 km²
Capitale: San Salvador (1.300.000 ab. / 2004)
Moneta: Dollaro statunitense
Lingua: Spagnolo
Religione: è una paese a maggioranza cattolica, anche se dal 1960 sono in aumento gli evangelici e allo stesso tempo in forte diminuzione i cattolici, che se nel 1987 erano ancora il 67% della popolazione, nel 2013 rappresentavano solo la metà circa dell’intera popolazione, con i protestanti saliti al 34%.
 
Nel 1525 Alvarado fondò la città di El Salvador di Cuscantlàn. Il territorio formò parte della Capitania Generale del Guatemala.
Le rivalità interne fra gli “imperialisti” e i “repubblicani” portarono alla guerra civile del 1827.
Il 22 gennaio del 1932 scoppiò un’insurrezione popolare dal Partito Comunista sotto il comando di Farabundo Martì, ex segretario di Augusto Sandino nella lotta contro l’invasione statunitense del Nicaragua. La ribellione fu soffocata nel sangue dalle truppe del generale Martìnez, che aveva preso il potere nel 1931, iniziando così una serie di regimi militari che durò mezzo secolo. La repressione fece 12.000 morti.
A partire dal 1960 iniziò un processo di industrializzazione ma gli indici di crescita raggiunti non furono sufficienti per abbattere la disoccupazione. Questa situazione, sommata alla concorrenza fra le rispettive borghesie industriali, portò il Salvador a scatenare la “guerra delle cento ore” contro l’Hondurs, nel giugno del 1969. Il feroce conflitto danneggiò il Mercato Comune regionale e l’industria salvadoregna entrò in crisi.
Nei primi anni ’70 i sindacati e altri movimenti civili ebbero nuovo slancio. Nacquero organizzazioni guerrigliere e l’opposizione legale si riunì nell’Unione Nazionale d’Opposizione, che lanciò la candidatura di Duarte per affrontare quella del colonnello Arturo Molina, del Partito per la Riconciliazione Nazionale al governo, nelle elezioni del 1972. La vittoria andò a quest’ultimo grazie a brogli elettorali.
Nel 1977 atri brogli elettorali portarono alla presidenza il generale Carlos Humberto Romero. Il 15 ottobre 1979 assunse il governo una giunta civico-militare integrata da rappresentanti della socialdemocrazia e della Democrazia Cristiana.
Il 24 marzo 1980 l’arcivescovo di San Salvador mons. Oscar Arnulfo Romero fu assassinato mentre celebrava messa, perché aveva osato difendere i diritti umani. Nell’ottobre del 1980  fu creato il Fronte Farabndo Martì per la Liberazione Nazionale (FMLN), che raggruppò cinque organizzazioni politico-militari che lottavano contro il regime salvadoregno.
Il 28 agosto 1982, su suggerimento di Washington, il regime indisse delle elezioni per formare un’Assemblea Costituente. Dopo intensi contrasti, la presidenza della Costituente andò a Roberto D’Aubuisson, massimo dirigente dell’estrema destra dell’Alleanza Repubblicana Nazionalista (ARENA) e mandante dell’assissino di mons. Romero.
In un clima di apri combattimenti il 25 marzo 1984 si realizzarono le elezioni generali, boicottate dal FDR-FMLN. Con un evidente appoggio nordamericano, Duarte ottenne il 43% contro il 30% dell’estrema destra dell’ARENA. L’estrema destra mise in dubbio le elezioni, però la rapida riposta del ministro della Difesa e dell’altro comandante militare, in appoggio a Duarte, frenò qualsiasi reazione.
Nell’ottobre del 1989 si svolsero le elezioni che furono boicottate da una parte della guerriglia, alle quali parteciparono i settori civili con la candidatura di Ungo alla presidenza. Trionfò Alfredo Cristiani, candidato dell’ARENA.
Il 10 marzo 1991 le elezioni politiche e amministrative si tennero in un nuovo clima di negoziato: per la prima volta in 10 anni l’FMLN non invitò a boicottare le elezioni e decretò un tregua unilaterale di 3 giorni. L’astensione dell’elettorato fu superiore al 50% e le elezioni furono precedute da atti di violenza paramilitare.
Il 4 aprile del 1991 delegati del governo di Cristiani e dell’FMLN iniziarono negoziati in Messico per definire il cessate il fuoco. Il 19 aprile 10 mila manifestanti di settanta organizzazioni sociali, riunite nel Comitato Permanente per il Dibattito Nazionale (CPDN), reclamarono la riforma della Costituzione. Il 27 aprile rappresentanti del governo e del Fronte Farabundo Martì sottoscrissero gli “Accordi Messicani” nei quali si limitò la funzione delle forze armate alla difesa della sovranità nazionale e all’integrità del territorio.
Il 1° gennaio 1992 a New York, dopo 21 settimane di trattative e 12 anni di guerra civile viene firmato un preliminare di pace. Così il 16 gennaio del 1992 vennero siglati gli accordi definitivi. Negli stessi fu contemplata una modifica sostanziale della Costituzione e delle forze armate. Si definì le creazione di organismi che vigilassero sui diritti umani.
Il 15 febbraio 1993 venne creata la Polizia Civile Nazionale, la Procura per i Diritti Umani e il Tribunale Supremo Elettorale. Il 20 marzo 1994, si effettuarono le prime elezioni del dopo guerra. Il candidato della coalizione di sinistra Convergenza Democratica, integrata dall’FMLN e altri gruppi, raggiunse il 25,5% nel primo turno, contro il 49,2% dell’esponente delle destre Armando Calderòn Sol, dell’ARENA.
Nel marzo del 1997 l’FMLN ottenne un’importante vittoria alle elezioni amministrative, vincendo nella capitale e in decine di città di provincia, anche se fu l’ARENA a ottenere la maggioranza. Le elezioni presidenziali del marzo 1999 confermarono la maggioranza dell’ARENA. All’età di 39 anni, Francisco Flores divenne i presidente più giovane del continente, offrendo un’immagine di rinnovamento. Il suo programma di governo, denominato “La Nuova Alleanza”, si poneva quattro priorità: lavoro, investimenti sociali, sicurezza dei cittadini e sviluppo sostenibile.
Dal 1° gennaio 2001 nel tentativo di contribuire alla ripresa economica e incentivare gli investimenti, il governo approvò la dollarizzazione del’economia. Dopo la campagna elettorale molto aspra il candidato dell’ARENA, Tony Saca, vinse le presidenziali tenutesi nel marzo 2004, contro il candidato dell’FLMN Handal. Il 1° marzo 2006 entrò in vigore un accordo di libero commercio tra gli USA e El Salvador. Alle elezioni amministrative e politiche avvenute nel marzo 2006, Violeta Menjivar, candidata del FMLN, fu eletta sindaca di San Salvador. Per la quarta volta il suo partito aveva ottenuto la maggioranza.
 

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