La Knesset regolarizza gli insediamenti in Cisgiordania

TEL AVIV, 7. Il parlamento israeliano, la Knesset, ha approvato ieri a tarda sera, con 60 voti favorevoli e 52 contrari, la legge per la legalizzazione degli insediamenti ebraici su terre private palestinesi. Il provvedimento è stato al centro di un lungo dibattito politico all’interno del governo, con il premier, Benjamin Netanyahu, che ha cercato fino all’ultimo di rinviarne l’approvazione nonostante le pressioni del movimento dei coloni, e questo soprattutto per evitare tensioni internazionali. La regolarizzazione arriva dopo il drammatico sgombero dell’avamposto di Amona, mercoledì scorso, dove 42 famiglie hanno dovuto lasciare le loro case per l’applicazione di una sentenza della Corte suprema israeliana.

Il provvedimento, particolarmente sostenuto dai partiti di destra della coalizione al governo, in particolare Focolare ebraico del ministro dell’educazione Naftali Bennett, punta a prevenire altri sgomberi simili a quello di Amona, ma va contro la comunità internazionale che vede negli insediamenti un «ostacolo » al processo di pace con i palestinesi.  L’Onu considera gli insediamenti in Cisgiordania una minaccia per la realizzazione della soluzione dei due stati. La tensione, su questo tema, si è particolarmente elevata nelle ultime settimane. All’inizio di gennaio il governo israeliano ha dato il via libera alla costruzione di 143 nuove case nel quartiere ebraico di Gilo a Gerusalemme est, territorio che i palestinesi rivendicano quale capitale di un loro futuro stato autonomo. Gli alloggi — secondo altre fonti sarebbero 153 — erano stati già deliberati e bloccati tempo fa su pressione della passata amministrazione statunitense di Barack Obama.

Non è un caso che l’approvazione del provvedimento arrivi proprio adesso. La settimana prossima Netanyahu — ieri a Londra per incontrare il premier britannico May — sarà a Washington per incontrare, per la prima volta, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Più volte la nuova amministrazione statunitense si è espressa in termini molto più favorevoli circa decisioni controverse del governo israeliano.

Tecnicamente, la legge approvata ieri dalla Knesset regolarizza tra i 2500 e i 4000 alloggi tra i quali figurano — secondo l’associazione Peace Now — anche circa 797 strutture in 55 avamposti. Si propone poi di «regolarizzare gli insediamenti in Giudea e Samaria (la Cisgiordania) e consentire il loro continuo stabilirsi e sviluppo» si legge nel testo. Il provvedimento agisce in forma retroattiva e stabilisce un meccanismo di compensazione per i proprietari palestinesi dei terreni su cui sono stati costruiti insediamenti o case: questi potranno ricevere un pagamento annuale pari al 125 per cento del valore dei terreni per 20 anni o, in alternativa, altri terreni a loro scelta dove è possibile.

I palestinesi e il governo turco hanno già espresso una dura condanna nei confronti della regolarizzazione decisa dalla Knesset. Ankara ha definito il provvedimento «inaccettabile», mentre l’inviato delle Nazioni Unite per il Medio oriente, Nikolay Mladenov, ha detto che la legge «diminuisce fortemente le prospettive di pace arabo israeliane».

La nuova legge ha portato divisione anche all’interno di Israele e non è escluso che venga contestata legalmente.
 
L’Osservatore Romano, 8 febbraio 2017