XX secolo il Magistero profetico della Pace

Se il ‘900 passerà alla storia come un secolo di sangue, per la Chiesa ha pur tuttavia rappresentato una importante occasione di risveglio della profezia della Pace.

 
E’ infatti datata 1920 la prima Enciclica interamente dedicata alla Pace, la “Pacem, Dei munus pulcherrimum” di Benedetto XV, il papa che ebbe tutto il pontificato segnato dalle sofferenza della I Guerra mondiale. Il papa che non esitò a definire la guerra una “inutile strage”, provocando reazioni indignate fuori e dentro la Chiesa.
 
Fu poi la volta di Pio XII e dei suoi ripetuti appelli perchè avesse fine la II Guerra mondiale e venissero gettate basi sicure per una Pace autentica e duratira; soprattutto in occasione dei Radiomessaggi natalizi (1941-1942), della Pentecoste 1941 e del 9 maggio 1945.
 
Ma sarà la Pacem in terris di Giovanni XXIII a costituire una vera pietra miliare nella riflessione pastorale e uno spartiacque – non solo teologico, ma anche culturale – nella storia dell’umanità.
 
Il Concilio Vaticano II ne raccoglierà l’eredità, soprattutto nella Costituzione Gaudium et spes e Paolo VI la svilupperà ulteriormente nell’Enciclica Populorum progressio, definendo lo sviluppo dei popoli quale nuovo nome della Pace. In occasione della vista all’ONU fece sentire alta la sua voce, quale supplice invocazione e tremendo ammonimento: “Mai più la guerra, mai più la guerra!”.
 
Infine saranno innumerevoli le prese di posizione a favore della Pace e contro la guerra da parte di Giovanni Paolo II, nei suoi 27 anni di pontificato. Indelebile resta il monito da lui lanciato nel Natale 1990, alla vigilia della I Guerra del Golfo: “la guerra è un’avventura senza ritorno!”.